martedì 26 gennaio 2016

Semplificare la vita delle mamme: Il fasciatoio da viaggio

Buongiorno amanti del cucito e non!
Era da tempo che pensavo di dedicare qualcosa alle mamme sempre di fretta, che hanno bimbi piccoli e che necessitano di qualcosa di pratico ed efficiente per poter cambiare il pannolino al proprio bebè, in tutta comodità.




Il fasciatoio da viaggio ho scoperto essere qualcosa di quasi essenziale, ideale per ogni tipo di situazione, e soprattutto pratico.
In definitiva è una pochette morbida perchè imbottita con dell'ovattina, che una volta aperta si trasforma per diventare un'oggetto di uso fondamentale.









Per questa versione ho deciso di utilizzare colori femminili: una stoffa di cotone rosa e una con motivi floreali.
Semplici e delicati.



 
Al centro ho pensato di applicare anche della spugna (la stessa stoffa degli asciugamani), che può essere staccata e lavata anche a 60°, ogni volta che ce ne sia bisogno.
Le tasche sono un must: adatte per riporci pannolini, salviette detergenti o qualsiasi cosa possa servire per il cambio!





è la prima volta che creo qualcosa di questo tipo, ma ho trovato tantissime altre idee che voglio riprogettare e mettere in atto! Un mondo di oggetti per mamme e figli che rendono la vita più comoda e ordinata.















Nel frattempo potete trovare questo articolo sul mio shop online Miss Hobby, con le misure e la descrizione dei tessuti, cliccando QUI.
Per ogni, info, richiesta, modifiche di misure o colori, o aggiunta di un nome o un'iniziale sulla pochette, non fatevi problemi e contattatemi!! :) 









venerdì 22 gennaio 2016

Recensione: La gemella silenziosa - di S. K. Tremayne

Buon giorno cari lettori!
Questo venerdì niente rubrica di poesie, ma vi presento ugualmente qualcosa degno di attenzione.
Sto parlando di "La gemella silenziosa" di S. K. Tremayne.
Si è parlato molto dell'uscita di questo libro, ho letto anche una recensione non molto bella, ma io me lo sono comunque fatta regalare per Natale. La trama mi attirava troppo e ho dato ascolto solo alle mie sensazioni...
Martedì sera l'ho cominciato... e ieri l'ho terminato.
Un record che non compivo da moltissimo tempo.
Altra cosa: da ANNI non mi succedeva di restare letteralmente avvinghiata ad un romanzo come mi è accaduto in questi tre giorni!
Se vi consiglio di leggerlo?? Mille volte sì, sì e ancora sì!

 


Trama
A Sarah piace il silenzio assoluto della sera che avvolge l'isola di Skye. Le piace muoversi piano nella penombra e accarezzare delicatamente i biondi capelli della sua bambina di sette anni, Kirstie, che si è appena addormentata. Mentre osserva le sue manine che stringono il cuscino, Sarah ripensa a quando quelle mani si stringevano a quelle, identiche, della sorella gemella Lydia. Niente le distingueva: stesse lentiggini, stessi occhi azzurro ghiaccio, stesso sorriso giocoso. Ma, un anno prima, Lydia è morta improvvisamente e ha lasciato un vuoto così grande che ha costretto Sarah e la sua famiglia a fuggire da tutto e da tutti su quell'isola nel mare della Scozia. Lì, tra scogliere impervie e cieli immensi, Sarah sente che lei, la bambina e suo marito Angus potranno forse ritrovare la serenità. Eppure, mentre si avvicina l'inverno, Kirstie è sempre più strana. Diventa silenziosa, riflessiva, stranamente interessata a cose che prima non amava. Sempre più simile a Lydia, la gemella scomparsa. Quando un giorno si scatena una violenta tempesta, Sarah e Kirstie rimangono isolate. Nel buio, col solo mugghiare del vento ad ascoltarle, Kirstie alza gli occhi e sussurra: Sarah è devastata e il tarlo del dubbio comincia a torturarle l'anima. Cos'è successo davvero il giorno in cui una delle gemelle è morta? È possibile che una madre possa non riconoscere sua figlia? 



Sarah e il marito Angus hanno vissuto un lutto terribile: una delle loro gemelline è morta in un terribile incidente e da più di un anno combattono per salvare se stessi e la loro famiglia dallo sgretolarsi lentamente.
Angus perde il lavoro, lei è una free lance e i soldi non bastano più. Ma poi arriva una piccola chance: andare ad abitare nella casetta che la nonna di Angus gli ha lasciato in eredità.
Un piccolo cottage all'ombra di un vecchio faro, su un'isoletta al largo delle Englands: la speranza di un nuovo inizio, lontani da ricordi dolorosi.
Ma prima di partire (diffidate della trama perchè racconta le cose all'inverso), Kirstie chiede alla mamma:
"Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io". 
Le sue figlie sono sempre state identiche in tutto e per tutto. Stesso aspetto fisico, stessa voce, stesso modo di muoversi. Persino il DNA è uguale.
L'unica differenza sono i giocattoli con cui amavano giocare o il loro carattere: l'una più estroversa dell'altra.
Ma ora Kirstie, quella estroversa, diventa improvvisamente introversa, e inizia ad amare i giocattoli che invece amava Lydia.
Le piace leggere, cosa che prima era prerogativa dell'altra, e cosa più inquietante, inizia a parlare con lei, come se la vedesse davanti a sè.
Un dubbio terribile comincia quindi ad assillare Sarah. Ha forse invertito le figlie e seppellito quella sbagliata?
Inizia così il tortuoso percorso di una madre che brancola nell'oscurità del dubbio, decisa a proteggere la figlia da se stessa.
Kirstie è Kirstie o è Lydia?
Perchè la bambina confonde le identità? Sta forse impazzendo? O è solo confusa?
Che cosa nasconde il marito sempre così sfuggente, a tratti aggressivo e sempre più attaccato al bicchiere?
Se portiamo tutti questi misteri su un pezzo di terra isolato da tutti, in un vecchio cottage pieno di spifferi, in pieno inverno e in un luogo dove Kristie comincia a vedere la sorellina morta ovunque, l'inquietudine comincia a strisciare sul lettore piano piano, quasi senza che egli possa accorgersene, sinchè provare a chiudere il libro diventa impossibile.
E quando si pensa di aver capito tutto, quando la verità viene a galla in tutta la sua spietatezza, si gira pagina e niente è come sembrava.
Il finale vi lascerà senza parole, un po' tristi e, se come me, terribilmente commossi.


Valutazione finale: 3/4


 

mercoledì 20 gennaio 2016

Recensione: La ragazza oleandro - di Chitra Banerjee Divakaruni

Buon mercoledì cari lettori!
Da oggi ci sarà una piccolissima novità sul blog. Ho notato che moltissime blogger danno una valutazione alle loro letture, così ho pensato che non sarebbe male adattarmi a questa idea, in modo da rendere più chiara la mia valuzione finale!
Quindi portate pazienza se copio dalla vostra idea... a mia discolpa posso dire che la personalizzerò con il mio stile :)
Oggi vi presento "La ragazza Oleandro" di Chitra Banerjeen Divakaruni.
è un libro che mi è stato prestato, ma che io non avrei mai acquistato. L'ambientazione in India non è tra le mie preferite, ma gli ho comunque voluto dare una chance.



Trama
Orfana di entrambi i genitori, Korobi è stata cresciuta dai nonni come si conviene a una ragazza indiana di buona famiglia. Seria e rispettosa, porta però nel nome, "oleandro" in bengalese, la forza ostinata delle piante che sua madre tanto amava. È proprio questa tenacia a sostenerla quando, travolta da una rivelazione scioccante, a un passo dal matrimonio decide di partire per gli Stati Uniti nella speranza di far luce sulle proprie origini. A sua disposizione ha un mese di tempo e l'aiuto di Desai, un investigatore privato con base a New York. Poi dovrà rientrare in India e sposarsi. Ben presto, però, messo alla prova da una combinazione esplosiva di pressioni e fraintendimenti, il rapporto con il fidanzato Rajat comincia a vacillare. Parallelamente cresce la complicità con Vic, lo scanzonato nipote e assistente di Desai, che la accompagna e sostiene nelle delicate fasi della ricerca. Alla fine di un viaggio pieno di insidie e verità scomode, Korobi, più matura e consapevole dei propri desideri, imboccherà la sua strada senza lasciarsi tentare dall'alternativa più semplice. 



  "Mi ero gettata nel nostro rapporto con una fretta eccessiva, fidandomi di semplici gesti senza importanza?
Oppure anche i legami più forti s'indeboliscono se le persone si separano troppo presto?
Lo stadio iniziale dell'amore, nato da un impulso fisico, ha bisogno della presenza fisica per alimentarsi? Senza quelle tacite occhiate che accelerano le pulsazioni, senza il contatto delle labbra che scatena ovunque una scossa elettrica, senza una spalla su cui appoggiare il capo nei momenti di sconforto, senza la braccia dell'amato pronte a difenderci dalla cattiveria altrui, non bastano nemmeno le parole più affettuose.
Paradossalmente, invece, quelle crudeli sembrano acquistare più potere quando superano in volo i chilometri, per conficcarsi nell'animo di chi le ascolta. "
Korobi è una ragazza cresciuta dai nonni, sotto l'ala della religione indù e immersa in una bolla di rispetto, educazione e convenzioni che non ammettono comportamenti o idee diverse da quelle praticate.
La data del matrimonio con l'amato Raja è alle porte quando il nonno muore, lasciandole una verità da scoprire riguardo la morte della madre e l'indentità del padre, di cui lei non sa nulla.
Affida quindi tutte le sue speranze a un'investigatore privato per svelare il mistero delle sue origini, e parte per gli Stati Uniti.
A disposizione ha solo un mese. Tempo massimo che le è concesso prima di sposarsi e sotterrare definitivamente domande e aspettative.
Ma a New York incontrerà un altro uomo, Vic, totalmente diverso da Raja, e le cose si faranno complicate con la ricerca del padre. Niente è come se l'aspettava, eppure Korobi non si abbatte e continua ad andare avanti, nonostante l'appoggio dei suoi cari venga meno e mille dubbi l'assillino.

Il romanzo non è narrato solo dal punto di vista di Korobi,  ma anche dalle persone che la circondano: dal fidanzato, permeato da un passato di cui fatica a sbarazzarsi, dalla nonna che cerca di salvare i propri averi e dai suoceri, gravati da problemi economici.
L'autrice riporta così su carta i reali conflitti che assillano i cittadini indiani, tra povertà e lusso precluso a pochi, scontri tra indù e musulmani, e l'emarginazione che ancora oggi causano le caste sociali.

Nel complesso penso che il libro sia stato ben scritto. Chitra Divakaruni non si limita a scrivere una storia, ma ne intreccia molte intorno ad una principale.
I temi che affronta sono importanti, ma mi ha stupito l'essere coinvolta in fattori secondari e non in quello principale: l'avventura che compie Korobi per trovare le proprie origini.
La storia d'amore è raccontata in maniera molto pura e delicata, in vero stile indiano pre-matrimonio.
Forse proprio per questa mancanza di passione (che per me è una prerogativa dell'amore e che quindi mi ha fatto mettere in dubbio i sentimenti tra lei e Raja), sino all'ultima pagina non ho capito quale scelta avrebbe compiuto Korobi, quale uomo avrebbe voluto al suo fianco (o forse nessuno dei due?), e dove vorrà rimanere: India o Stati Uniti.
Un romanzo carino, adatto agli amanti dei paesi esotici e della cultura indù.


Valutazione finale: 1/4




venerdì 15 gennaio 2016

Frammenti di poesie #6: "Anima mia" di Nazim Hikmet


Buon venerdì cari lettori!!
Questa settimana è stata un po' particolare per me. Forse per colpa del tempo sempre nuvoloso o piovigginoso, inframezzato da sporadiche apparizioni di qualche raggio di sole, mi sono sentita sempre giù di corda.
Gli unici appigli per non sprofondare nel "non ho voglia di fare nulla, se non oziare sul divano" (che poi è una cosa impossibile viste tutte le cose che devo fare), sono stati gli abbracci e le coccole che per fortuna mi vengono elargite in grande quantità dal mio compagno.
Ah, se non avessi lui!! <3 <3 <3

Il tema della poesia di questa settimana è dunque l'amore e, più nello specifico, gli abbracci! Qualcosa di speciale, in grado di trasmettere una forte energia e di cui non potremmo mai fare a meno!
Vi lascio quindi una "coccola" del grande poeta greco Nazim Hikmet, con la sua "Anima mia".


Anima mia
Anima mia
chiudi gli occhi piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni ti accoglierà

anima mia
chiudi gli occhi piano piano
abbandonati come nell’arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi

chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
 anima mia.


La scelta di questa poesia è caduta grazie alla dolcezza e un certo torpore di benessere che mi ha trasmesso.
Lo so, le mie parole sembrano strane, ma è stato proprio quello che ho provato.
Mi sono sentita cullare dalla levità delle parole di Hikmet, abbandonata tra le sue soavi frasi, quasi mi stessero veramente abbracciando.
Il poeta invita certamente a concedersi  al sonno, ma anche a qualcosa di più.  Le sue braccia, infatti, sono una promessa di pace, amore e serenità.
Sono un porto sicuro tra le tenebre del sonno, luogo recondito in cui mi sento sempre indifesa perché lontana dalla realtà, in un mondo che non posso minimamente controllare.
Ma sono curiosa di sentire i vostri pareri, cari lettori. Che cosa vi ha fatto provare questa poesia? (se tale cosa è successa), e soprattutto a cosa vi ha fatto pensare?

Un abbraccio,
Jasmine





lunedì 11 gennaio 2016

Regalo nuova nascita: Un tappettone per i giochi

Buongiorno cari lettori e amanti del cucito!
Vista la giornata tetra e uggiosa che ormai mi sta facendo diventare depressa, oggi ho deciso di pubblicare le foto di un regalo che ho confezionato la scorsa primavera: un tappettone per i giochi.
L'idea era finita nel dimenticatoio, ma visto che in questi giorni le mie letture vanno a rilento e la macchina da cucire sta prendendo polvere in attesa di nuove idee, colgo l'occasione per arricchire il blog con questo vecchio progetto.


La particolarità di questa stoffa è che prima di vedere le mie forbici erano due: una a quadretti azzurri e bianchi, e un'altra con fantasia a trenini.....

La scorsa primavera mi è arrivata la bella notizia di un'amica in felice attesa, e con essa la fatidica domanda del: "Cosa regalo al futuro nascituro??"
Ci ho pensato a lungo, ma siccome ancora non avevo scoperto il magico mondo di Pinterest con tutte le sue fantastiche idee, mi sono dovuta accontentare delle mie...


Avevo optato per diverse soluzioni che prevedessero l'uso di ago e filo... dopotutto, quando si è in grado di usarli credo sia lecito, se non doveroso, utilizzare le proprie capacità per poter fare un regalo diverso dagli altri.
Le cose a cui miravo erano due: creare qualcosa di utile e il cui uso potesse essere sfruttato per molto tempo.
L'idea di un tappettone per i giochi è nato dal fatto che il nuovo bimbo aveva già un fratellino... quindi mi è sembrato bello poter regalare qualcosa che condividessero entrambi. 
Queste due stoffe sono sbucate dalla mia scorta personale come un dono provvidenziale.


 
 Ho misurato e tagliato le parti a quadretti in modo da farle coinciderle con le immagini dei trenini, per poi dividere tutto con le carrozze verticali. Tutto è stato cucito insieme pezzo per pezzo, ho tagliato la stoffa bianca per il sotto del tappettone, e terminato con dell'imbottitura spessa (per assicurarmi che i bimbi potessero giocare su qualcosa di soffice).
Infine ho trapuntato le tre parti a mano per fermare le stoffe e rendere il tappettone "paffutoso" (non so se esista davvero questa parola ma portate pazienza: ogni tanto sento il bisogno di invertarmi qualche termine inesistente!!).
Un lavoro lunghissimo, ma che fa la sua figura, è utile e sopratutto morbidissimo!!!